La nuova campagna Nike contro la discriminazione

25.09.2018
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Nike ha sempre abituato a campagne di comunicazione potenti, evocative e coraggiose. Per celebrare il trentesimo anniversario del claim “Just do it”, l’emblema di questa direzione aziendale, il brand ha recentemente lanciato una nuova campagna estremamente controversa a causa del testimonial scelto per l’occasione: Colin Keapernick, ex quaterback professionista della NFL.

Ex non per scelta o per anagrafe. Colin rimarrà nella storia della Lega per un gesto, l’essersi inginocchiato durante l’inno nazionale americano che precede le partite. Il motivo? In segno di protesta contro le discriminazioni verso le minoranze etniche negli Stati Uniti.

Un episodio che ha smosso l’opinione pubblica e che non è piaciuto al Presidente Donald Trup, considerato il primo colpevole di questa nuova ondata di discriminazione razziale.

A causa di questa forte presa di posizione, la vita di Colin Keapernick è cambiata: da professionista strapagato a emarginato dalla NFL, con cui l’atleta ha tutt’ora una causa in atto.

Il claim

Ecco spiegato il lapidario messaggio  della campagna Nike: “Believe in something. Even if it means sacrificing everything”. Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto. Esattamente la scelta di Colin.

 

Ovviamente, la campagna ha scatenato reazioni opposte sui social media. Da un lato,  i sostenitori della politica di Trump pronti a boicottare il brand lanciando hashtag di risposta su Twitter: #Nikeboicott, #Nikeburn e #Justburnit (alcune persone hanno letteralmente dato fuoco alle proprie scarpe Nike, condividendo il video sui social). Dall’altro, c’è chi ha apprezzato la forte presa di posizione di Nike che, di fatto, si è schierata contro il Presidente degli Stati Uniti e le sue decisioni in ambito di immigrazione.

L’etica prima del profitto?

Alla luce di questi fatti emerge una domanda: ne è valsa la pena?

L’etica pubblicitaria è un argomento difficile da affrontare. Una strategia di comunicazione dovrebbe, per definizione, creare profitto per l’azienda. Nike ha scelto di anteporre i valori intrinsechi del suo marchio ad un guadagno probabilmente maggiore.

Alcuni marketer hanno considerato questa campagna al pari di un suicidio, un vero e proprio “epic fail” che non gioverà alle casse del brand.

E tu cosa ne pensi?

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