Ma-Donne di Roberta Serenari

Descrizione Progetto:

Categoria:
Ufficio stampa

Il 27 e 28 gennaio si terrà a Bologna la mostra dal titolo “Ma-Donne” dell’artista bolognese Roberta Serenari, a cura di Maria Rita Montagnani. Le opere saranno esposte in via Santo Stefano 164, nello Spazio P.Ark. I suoi ambienti polifunzionali sono organizzati in modo originale e da oggi arricchiti dai nuovi elementi da ufficio Knoll, della serie Antenna. Strutture semplici, flessibili, dinamiche ed efficienti, che permettendo connessioni funzionali tra le diverse aree operative sono capaci di venire incontro alle differenti esigenze che possono presentarsi in vari momenti di una giornata di lavoro. Antenna rappresenta un nuovo approccio al design d’ufficio.

Inaugurazione venerdì 27 gennaio 2012 alle ore 18,30 alla presenza dell’artista e della curatrice. In esposizione alcune tele della pittrice bolognese, incentrate sulle figure femminili come elemento salvifico proiettato nel futuro. “Soggetti diversi”, spiega la Serenari, “bambine, donne, madonne, dèe o streghe. Icone femminili che rappresento in questa mostra e che sembrano vivere la dimensione sospesa e metafisica di un tempo congelato, seppur esprimendo la loro vocazione di futuribili guerriere…”.

Ma-Donne è inserita nel calendario delle iniziative di Arte Fiera OFF e parteciperà anche in occasione della Art White Night di sabato 28 gennaio, quando lo spazio rimarrà aperto fino a tarda ora.

Roberta Serenari, artista di origine bolognese, si è accostata al mondo delle pittura ad olio da autodidatta. Ha intrapreso negli anni con passione e tenacia un personalissimo percorso pittorico, ben illustrato dalle parole della curatrice di questa mostra, Maria Rita Montagnani: “Roberta Serenari è artista-pittrice di mondi paralleli e sotterranei, la cui luce di sghembo ama ritagliare nel mistero le sue figure dalla chiara oscurità. Figure femminili come icone del mondo al di là del mondo, ognuna delle quali è un cesello d’ombra su un clamore di velluto… così il realismo magico della Serenari ci pone subito in contatto con la nostra alterità, e con le sue inquiete epifanie, con le sue enigmatiche immanenze, rende il non-detto più gravoso e persistente di un grido.”