Cos’è Google EAT e come giudica la qualità dei contenuti

EAT contenuto di qualità

L’acronimo EAT, quando si parla di Google, sta per expertise (esperienza), authoritativeness (autorevolezza) e trustworthiness (affidabilità). Questi 3 concetti sono alla base del nuovo sistema di valutazione di Google per il riconoscimento di un contenuto di qualità. Un acronimo, quindi, che dovrebbe influenzare sensibilmente il lavoro quotidiano di un SEO.

Si tratta di un insieme di criteri che Google ha iniziato a sperimentare dal lontano 2015 per offrire ai propri utenti un’esperienza di ricerca sempre più all’altezza delle aspettative e completa. Dal 1° agosto questo metro di giudizio è stato inserito nelle linee guida che Google consegna ai suoi quality rater per attestare che i risultati sulle SERP di determinate query siano di alta qualità e rispondenti all’intenzione di ricerca delle persone.

I quality rater di Big G altro non sono altro che un esercito di valutatori (circa 16.000 addetti) con il compito di raccogliere informazioni per gli ingegneri al fine di testare se l’algoritmo stia lavorando bene, restituendo i contenuti più idonei alle richieste delle persone.

I 3 parametri di EAT

  • ESPERIENZA: chi scrive il contenuto deve dimostrare di essere competente in materia e di aver risolto diversi casi in quell’ambito. Nelle Quality Rater Guideline si parla a lungo di expertise tanto che ai valutatori sono forniti esempi pratici sull’effettiva alta o bassa qualità di un sito web, “questo è un sito internet è di alta qualità perché….questo è di bassa per queste ragioni“. Ma pensiamo ad un settore complesso come quello medico. Un articolo potrà anche essere scritto bene, completo ed esaustivo, ma preferiremmo essere certi che lo abbia prodotto uno specialista del settore. Tutti i siti web possono assumere medici per scrivere contenuti di natura medico/scientifica? Ovviamente no. Una valida scappatoia potrebbe essere quella della supervisione dell’articolo e relativa approvazione da parte di un esperto (“articolo controllato dal Dott. Rossi”).

 

  • AFFIDABILITÀ: questo parametro è connesso allo scopo con cui una persona pubblica i contenuti. Un concetto assimilabile a quello di trasparenza. L’autore di un articolo, ad esempio, potrebbe perseguire scopi diversi, poco chiari, o condividere informazioni false su di sé. Oppure, il titolare di un e-commerce dovrebbe specificare con chiarezza le informazioni sulla politica di rimborso e rendere accessibile all’utente la documentazione per attuarlo. Ma senza dubbio, la colonna portante dell’affidabilità rimane la recensione. Google valuta il sentiment nei confronti di un brand anche, e soprattutto, da questa massima espressione di giudizio popolare (“Quell’azienda mi ha truffato… ” – oppure – “Non mi hanno concesso il rimborso…”).

 

  • AUTOREVOLEZZA: forse il mattone più importante per la costruzione di un contenuto di qualità. È ben spiegata nelle Quality Rater Guidelines (“l’autore di questo post è stato riconosciuto come esperto di…”). Un concetto molto simile alla link building, se ci pensiamo. I SEO vorrebbero sempre ottenere link solo da siti autorevoli per Google. Ne deriva, di conseguenza, che non tutti i link hanno lo stesso peso. Quindi la domanda che si dovrebbe porre un SEO è “come posso fare link building in un modo da aumentare la mia autorevolezza agli occhi di Google?”

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